Dove le cime raggiungono i 2000 metri e la neve rimane fino a tarda primavera, le specie animali e vegetali di affidano, per sopravvivere, a strategie e adattamenti unici

Se ci portiamo oltre i 1700-1800 metri s.l.m., le condizioni climatiche fanno sì che il bosco perda la sua compattezza e lasci il posto gradualmente a formazioni arboree più rade, fino ad arrivare a piccoli e sporadici nuclei ed a piante isolate e contorte.

Normalmente vengono adottati, ai fini didattici, schemi sintetici con la suddivisione delle vegetazioni a fasce, all’aumentare della altitudine.

E’ un fenomeno intuitivo, di facile percezione perché inquadra in modo preciso la successione altitudinale (che ricordiamo è analoga a quella latitudinale). Al di sopra del limite della vegetazione arborea “dovremmo” perciò incontrare la fascia di transizione degli arbusti, seguita da prati alpini, fino agli orizzonti nivali, dove crescono muschi e licheni. Nel territorio prealpino altopianese  le fasce  si presentano più variabili. Infatti le quote non elevate (poco più di 2300 metri) e la piovosità che caratterizzano anche la zona “alta”, permettono l’insediamento di arbusti pionieri (essenzialmente Mugo), fin sul ciglio settentrionale.

Non possiamo perciò parlare di fascia a prateria alpina ben distinta. Piuttosto si rinvengono, nei microclimi adatti, stazioni frammentate di comunità erbacee, ad esempio a carici, in mezzo alle mughete, o ai campi solcati o ai macereti.

Va esaminata la capacità colonizzatrice del Pino mugo: esso si espande monotono, con poche soluzioni di continuità, limitando sempre più il pascolo. I più recenti piani di assestamento forestale prevedono il taglio controllato per restituire spazio alla fauna di pregio, come i tetraonidi che richiedono aree aperte per le arene di corteggiamento.

Gli arbusti assumono forme nane, compatte, poco emergenti dal terreno, con radici forti e foglie piccole, coriacee: strutture morfologiche di questo tipo si sono evolute come forme ideali per opporsi ai rigidi  climi delle grandi altezze, ai venti forti e freddi, all’intensa radiazione ultravioletta, alla scarsità d’acqua del terreno carsico. Tutti i fattori chimici e fisici evidenziati costituiscono fattori limitanti per lo sviluppo della comunità vivente nelle aree rupestri come i ghiaioni ed i macereti.

I licheni sono i primi colonizzatori delle rocce. Si sviluppano assai lentamente e necessitano di poca acqua. I muschi costituiscono cuscini capaci di infiltrare radici nelle microfessure rocciose, e di trattenere l’acqua e la sostanza organica necessaria a fungere da substrato. Tra la flora tipica che cresce nei ghiaioni e nelle zolle “ pioniere” di muschi e licheni, si incontra il Papavero retico, Linaria alpina, Dryas octopetala, Globularia cordifolia, Potentilla nitida, le sassifraghe, Raponzolo di roccia.

Progetti in corso

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